Coronavirus: considerazioni sparse di un uomo comune

Credo che nessuno di noi si sarebbe mai aspettato nell’arco della propria vita di dover esortare se stesso e tutti i conoscenti a starsene a casa, limitando al minimo i propri spostamenti.
I giorni del contagio da Covid-19 stanno delineando un modo di essere e di agire nella nostra popolazione del tutto nuovo.
Il virus ci ha messo di fronte a una prova ardua e soltanto noi saremo in grado di decidere l’esito finale di questa battaglia. Dalle nostre scelte e dalla volontà di essere consapevoli delle conseguenze delle decisioni che prendiamo quotidianamente dipenderà il nostro futuro e, mai come oggi, il peso di ciascuno di noi è identico a quello di chiunque altro.

Al tempo stesso stiamo vivendo una piccola iniziale metamorfosi del nostro stile di vite e delle nostre abitudini.
Forse la stanzialità forzata nelle proprie case apre noi stessi a esperienze che credevamo di aver dimenticato. Oggi riusciamo ad avvertire lo scorrere del tempo in maniera diversa. Lo pesiamo, lo misuriamo in base a ritmi nuovi, più lenti, inesorabilmente reali.
Questa nuova condizione, che a molti può apparire orrida, capace di distoglierci dal quel flusso perenne e travolgente dell’iper-connessione, della velocità e della frenesia moderna, caratterizzata da condizionamenti lavorativi più che sociali, può essere in grado di destarci dai nostri cliché e farci osservare luoghi e tempi in modo diverso.
Sarebbe bello cogliere l’opportunità di andare a togliere un po’ di polvere stantia dai nostri legami familiari e affettivi. Sfruttare ogni singolo momento per riscoprire un senso di comunione che troppo spesso rimane annaspante sulla superficie e non scende in profondità.
Recuperare il tempo per dedicarsi a vecchie passioni: leggere un buon libro, tenere un diario, colorare una tela, alzare il telefono e chiamare chi è distante.
È dura, posso immaginarlo.

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Un vecchio professore mi diceva sempre che il cervello umano è un abilissimo costruttore di schemi, come abitudini e sicurezze ad esempio ma, al tempo stesso, è un pessimo demolitore di schemi.
Modificare le nostre abitudini o azzerare le nostre sicurezze può essere traumatico. Perché per modellare una pietra e poi levigarla occorre tempo e noi oggi quel tempo non lo abbiamo.
Vivremo tutti insieme un grande stress nell’affrontare questo cambio di rotta che sarà necessario a salvaguardare noi stessi, la nostra salute e il futuro di tutti.
Al tempo stesso credo che da una crisi e da uno stress traumatico come questo se ne possa uscire, alla lunga, rinvigoriti.
Perché la nostra gente farà un’esperienza importante, creando un bagaglio di espedienti che tornerà utile in caso di simili eventi in futuro.
Come i nostri nonni e i nostri padri hanno maturato una forte esperienza dopo i tragici eventi delle guerre mondiali, così noi dovremo essere in grado di sfruttare, un domani, questa esperienza trasformandola in saggezza, capace di guidarci lungo il cammino in tutti i momenti bui che attraverseremo.
Perché ogni volta è così. Un uomo nasce portando con sé, lungo tutta la vita, una pagina bianca che andrà a riempire delle proprie esperienze. E così di uomo in uomo. Di generazione in generazione. Andando a creare una saggezza nuova che si aggiunge a quella dei nostri avi in un flusso perpetuo di rinnovamento.
Se guardo a questa emergenza con l’idea di trovare un rinnovamento dopo di essa, di esperienze, di riflessioni, di ragionamenti sui meccanismi con cui abbiamo deciso di impostare il mondo, sono fiducioso.
Ne usciremo malconci ma con la consapevolezza di tornare ad essere più forti di prima.
Ricostruire ancora e ancora e ancora.

Cattura3
Guardando oltre credo che anche il nostro modo di spostarci e di viaggiare cambierà. Trovandoci costretti in una condizione di immobilismo e rarefazione sociale, dove ogni giorno aumentano le notizie dell’avanzata del virus in giro per il mondo, appare difficile solamente pensare di organizzare un viaggio. Ci vorrà del tempo. Dovremo riprenderci le nostre sicurezze e annientare le nostre paure per tornare a muoverci con la leggerezza di prima. Magari la scoperta di un vaccino potrebbe rappresentare la posa della prima pietra in questo processo di riabilitazione emotiva.
Non sappiamo quando potremo tornare a farlo. Quando potremo pensare di visitare una città d’arte, una capitale europea, una meta esotica dall’altro capo del mondo. Per il momento possiamo solo restare in attesa di conoscere gli sviluppi futuri di questa epidemia e capire quando tutto questo potrà tornare a ciò che chiamiamo normalità.

Infine, come ultimo pensiero legato a questo momento di difficoltà, immagino la società moderna e occidentale come un grosso meccanismo costituito da grandi ingranaggi, ben oliato e che gira alla velocità della luce. Oggi abbiamo capito che in realtà basta un granello di sabbia per far sì che le grandi ruote si inceppino.
E con questo intendo dire che il nostro sistema produttivo, basato sulla delocalizzazione estrema e sulla circolazione veloce delle merci, dimostra di fallire ogni qual volta questi ingranaggi non girano più come dovrebbero.
Le aziende che creano il design in un luogo, sfruttano “manodopera” softwerista altrove, fanno produrre i componenti in un Paese ancora diverso per poi venderli in tutto il mondo non sono più sostenibili.
Al di là dell’impatto sociale e ambientale negativo di cui ho parlato spesso nel blog. Non sono sostenibili concettualmente.
Mi piacerebbe dunque che, a partire dall’Italia, si riuscisse a fare tesoro di questa lezione e cominciare a riprendersi un poco alla volta quelle eccellenze del settore manifatturiero che abbiamo deciso di delocalizzare. Quelle competenze che appartengono alla nostra tradizione e che spesso ci hanno fatto eccellere in tutto il mondo.
Insomma cogliere questa crisi come occasione per provare a immaginare un futuro che non sia l’esasperazione di ciò che abbiamo vissuto sino a ieri, dove la lezione avuta non sarà servita e, parafrasando Einstein, dove continueremo a pensare di risolvere i problemi con la stessa mentalità che li ha generati.

Foto di copertina: Curtis MacNewtonUnsplash

Foto 1: Curtis MacNewtonUnsplash

Foto 2: Element5 DigitalUnsplash

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Studio Storia e Critica dell'arte e dello spettacolo, laureata in Beni artistici e dello spettacolo all'Università di Parma. Sono cresciuta a Padova ma dal 2015 vivo a Parma dove la mia passione per l'arte continua e si fortifica. Sono innamoratissima di Edoardo con cui, oltre alla nostra magica relazione, condivido la mia vita e tutte le mie passioni.

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