Il senso della proprietà in un futuro liquido

Proprio l’altro giorno parlavo con un amico di una sua vecchia e diroccata casa che ha ceduto come donazione al comune.

L’amico in questione, che vive da tempo in città, si è ritrovato proprietario di questa casa abbandonata in un piccolo comune dell’Italia centrale. Dato che la casa versava in condizioni precarie e di pericolosità (potevano distaccarsi calcinacci e parti del tetto) il comune gli ha intimato la riparazione. Lui, non avendo né i soldi né l’interesse, ha deciso di liberarsi del “fardello” donandolo allo stesso comune.

E pensare che quella casa era stata acquistata con i sacrifici di due generazioni per finire poi a essere ceduta a titolo gratuito all’ente comunale.

Da qui è nata tra noi una riflessione sul concetto di proprietà rivolto agli scenari futuri.

In particolare mi sono soffermato su due beni apparentemente centrali e fondamentali nella vita di molti occidentali: l’auto e la casa.

Le statistiche sull’utilizzo medio dell’automobile sono ormai note. Come riporta il business insider, mediamente un’autovettura, durante il suo ciclo vita di 10-15 anni, rimane circa il 95% del tempo ferma.

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Dunque se fino a qualche anno fa possedere un veicolo poteva rappresentare un esempio di autonomia, di indipendenza e anche di status sociale, oggi appare quasi come un ingombrante peso per le nostre economie.

Innanzitutto i massicci investimenti che si stanno facendo sullo sviluppo dell’auto con pilota automatico potrebbero rendere nel giro di una decina di anni obsoleto il concetto di autista-proprietario del veicolo.

L’utilizzo del veicolo-taxi a pilota automatico sicuramente porterebbe benefici dal punto di vista del pieno sfruttamento del veicolo e renderebbe superfluo il possesso di un’auto, specie in contesti urbani.

Un altro punto penalizzante nei confronti della proprietà del mezzo è rappresentato dal car sharing. Secondo le ricerche di Randy J Miller  il 70% del campione di persone da lui intervistato è disposto a pagare per l’utilizzo della macchina anziché per la sua proprietà e questa quota sale al 88% per i cosiddetti millenials.

Questi aspetti possono farci immaginare come in uno scenario futuro, specialmente nei grandi agglomerati urbani, la nostra necessità di mobilità potrebbe trasformare l’approccio verso il veicolo, non più inteso come bene personale da utilizzare solo al momento del bisogno ma come strumento di mobilità condiviso, ottimizzato, sempre disponibile e fruibile a tempo determinato, senza ulteriori incombenze da sostenere.

Un altro bene che ha rappresentato per anni il sogno italiano è la casa di proprietà. L’Italia è famosa per essere uno tra i Paesi con il più alto tasso di case di proprietà al mondo. Per anni il leitmotiv è stato quello del risparmio-mutuo-casa. Essere proprietari di una casa ha forse rappresentato una delle massime ambizioni per le generazioni dei baby boomers, ansiosi di mettere le radici per costruire una famiglia e una società avida di benessere dopo le tristi vicende della guerra e gli stenti del dopoguerra.

Successivamente questo sogno si è allargato alle seconde case, magari in montagna o al mare, per accrescere il proprio status e il proprio comfort vacanziero.

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La casa piccola con il tempo poteva diventare più grande, così da dare più spazio alla cucina, al salone, ai bagni. Più le case diventavano grandi e più le si poteva riempire di oggetti di cui si era proprietari ma che si utilizzavano raramente o mai.

Se oggi si guarda al mercato immobiliare, si notano i piccoli grandi mutamenti che la società sta riversando in questo settore.

Innanzitutto cambiano le esigenze degli inquilini. Come sottolineato da l’inkiesta si passa dallo spend to have allo spend to use, inteso come spesa funzionale verso ciò che effettivamente si usa e di cui si ha bisogno. Gli spazi tornano a ridursi e a essere dotati del minimo indispensabile.

In secondo luogo cambiano le richieste di chi fitta casa. Infatti Youbuild sottolinea come siano sempre più frequenti i fitti a breve termine.

Tutto questo è inevitabilmente collegato ai mutamenti sociali e lavorativi dei nostri tempi. Le generazioni più giovani tendono a spostarsi con maggiore frequenza. Si arriva a parlare addirittura di nomadi digitali o di “residenza digitale”. I lavori sono sempre più autonomi e flessibili e ciò comporta la caduta dei vincoli di stanzialità e indeterminatezza temporale che hanno accresciuto il bisogno della casa di proprietà da tramandare di generazione in generazione al punto da legare una famiglia a un territorio.

Inoltre, concetti come il co-working  e il co-housing sono sempre più rilevanti in virtù della brevità temporale di un soggiorno e della possibilità di abbattere le spese fisse grazie alla condivisione degli spazi.

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Oggi basta utilizzare un PC da qualsiasi angolo del mondo per lavorare ed ecco che si sviluppano spazi destinati a questi fruitori digitali che non hanno nemmeno bisogno di acquisire il concetto di ufficio.

Un altro esempio di condivisione è  quello del social housing che avvicina inquilini di condomini o complessi residenziali con gli stessi hobby. Esiste a Malmö una social house per ciclisti dove tutto è pensato per i mezzi a due ruote, dai parcheggi agli ascensori e dove è possibile usufruire non solo dei luoghi in comune ma anche degli attrezzi comuni per riparare e manutenere le bici e anche gli appartamenti stessi.

Esistono social house in Germania dove si condivide quasi tutto, dagli attrezzi ai detersivi per la lavatrice fino alla lavatrice stessa. Chi lascia la residenza è libero di donare i propri oggetti personali alla social house in modo che gli inquilini non dovranno acquistare un asciugacapelli piuttosto che un martello o un aspirapolvere.

Insomma, anche il concetto di casa di proprietà, tanto agognata e sperata, sembra che si stia modificando nel tempo. Fino a diventare, per assurdo, un pesante fardello da regalare allo Stato.


Foto di copertina:  Dayne Topkin on Unsplash

Foto 1:  Omer Rana on Unsplash

Foto 2: Breno Assis on Unsplash

Foto 3: Toa Heftiba on Unsplash

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Studio Storia e Critica dell'arte e dello spettacolo, laureata in Beni artistici e dello spettacolo all'Università di Parma. Sono cresciuta a Padova ma dal 2015 vivo a Parma dove la mia passione per l'arte continua e si fortifica. Sono innamoratissima di Edoardo con cui, oltre alla nostra magica relazione, condivido la mia vita e tutte le mie passioni.

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